I pignoramenti Equitalia alle partite IVA degli interi incassi, anziché di 1/5 del reddito netto, come avviene, giustamente, per i lavoratori dipendenti, sono costituzionalmente illegittimi e vanno opposti per i motivi che seguono (qui indicati ovviamente molto sinteticamente).
1) Disparità di trattamento: È discriminatorio che i redditi subordinati, anche se elevatissimi, siano pignorabili in parte, mentre gli incassi delle partite IVA siano pignorabili per l’intero (i crediti fiscali hanno peraltro natura diversa da quelli ordinari).

2) Ulteriore disparità: Pignorare gli incassi è ben più che pignorare il solo reddito, e significa pignorare, in mano alle partite IVA, anche i redditi dei loro dipendenti e gli incassi dei loro creditori, fornitori ecc.

3) Eccesso di lesività per il debitore ed inutilità per lo Stato: La partita IVA pignorata per l’intero incasso non ha più i mezzi, né l’interesse, per continuare l’attività, perché produrrebbe crediti non riscuotibili, ma sui quali maturerebbero ulteriori tributi. Potrà solo chiudere, con grave danno suo, dei dipendenti e generale, e senza vantaggio per lo Stato, che non riscuoterà alcunché.

4) Interdizione di attività costituzionalmente garantite: Il pignoramento parziale consente la prosecuzione delle attività ed il graduale pagamento coattivo del debito fiscale, mentre quello per l’intero innesca la fine, a catena, delle imprese e delle professioni; la perdita dei crediti per lo Stato e gli altri creditori; l’incremento dei licenziamenti ecc. Ciò viola diritti quali quello al lavoro, al risparmio, alla solidarietà, alla libertà, alla dignità, perché si toglie, inutilmente, al pignorato per l’intero ed al suo contesto ogni mezzo di sostentamento.

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